sabato 13 dicembre 2008

Dedicato a te

Se potessi placare il tempo
fermerei quei momenti
che ci hanno visti vicini,
che ci hanno reso amici.
Femerei ogni attimo
in cui mi hai dato affetto
mi hai regalato un sorriso.
Fermerei ogni minuto
in cui le tue parole
mi sono scese nell'anima
e mi hanno fatto star bene.
Ma se anche il tempo scorre implacabile,
nel profondo del mio cuore
il bene che provo per te
non vedrà mai i giorni passare,
e i ricordi giocheranno con i miei pensieri
e in me ci sarà sempre l'eterno ripetersi
di una gioia immensa!

Magia...

Tutto quello che puoi fare o sognare di poter fare incomincialo.
Il coraggio ha in sé genio,potere e magia.Incomincialo adesso".

W.J. Goethe

mercoledì 19 novembre 2008

Vorrei

Vorrei conoscer l' odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell' aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri
e lo vorrei
perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...
Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c'è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d' un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos'è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l' universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell' Appennino dove risuona
fra gli alberi un' usata e semplice tramontana
e lo vorrei
perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...
Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l' oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all' infinito
e lo vorrei
perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

martedì 18 novembre 2008

E ti vengo a cercare

E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
essere un'immagine divina
di questa realtà.
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza………

lunedì 17 novembre 2008

Per te

Ti voglio bene non solo per quello che sei, ma per quello che sono io quando sto con te.
Ti voglio bene non solo per quello che hai fatto di te stesso, ma per ciò che stai facendo di me.
Ti voglio bene perchè tu hai fatto più di quanto abbia fatto qualsiasi fede per rendermi migliore, e più di quanto abbia fatto qualsiasi destino per rendermi felice.
L'hai fatto senza un tocco, senza una parola, senza un cenno.
L'hai fatto essendo te stesso.
Forse, dopo tutto, questo vuol dire essere un amico.

martedì 28 ottobre 2008

Wish you were here

Se tu oggi fossi stata qui...
sarebbe stato il tuo compleanno....
ma....
oggi resta sempre e comunque
il tuo compleanno...
anche se non ci sei piu...

ovunque tu sia...Buon compleanno, Mamma!

venerdì 26 settembre 2008

....Nigredo....




Anche il chicco di grano soffocato nella terra


crede di stare morendo,


mentre è in cammino verso la superba spiga


che presto ondeggerà nel vento.


Non si può essere trasformati


senza passare attraverso una "morte".....






Francois Varillon

BICOCCA IS BACK.....



Tra pochi giorni la Bicocca riaprirà ufficialmente le sue porte per noi…
È quasi da non crederci, siamo al terzo anno, all’ultimo…
Eppure sembra un’emozione solo di ieri, quella che mi aveva avvolto
fuori dall’U7, in attesa di fare il test d’ammissione
Quanto è passato, quanto è accaduto, quanto si è trasformato…
in così poco tempo
Quante, le persone incontrate
Alcune di loro le ho conosciute un poco
Altre solo sfiorate nel passaggio
Altre ancora sono diventate qualcosa di più importante
Alcune si sono perse durante il cammino
Altre ancora si perderanno
E viene da chiedersi, cosa resterà dei legami creati?

giovedì 25 settembre 2008

...IMPRESSIONI DI SETTEMBRE


Quante gocce di rugiada intorno a me
cerco il sole, ma non c'è.
Dorme ancora la campagna,
forse no,è sveglia, mi guarda, non so.
Già l'odore della terra, odor di grano
sale adagio verso me,
e la vita nel mio petto batte piano,
respiro la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno, e ancor più in là
sembra quasi un mare d'erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda...
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me.
Faccio un passo, lui mi vede, è già fuggito
respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
No, cosa sono adesso non lo so,sono solo,
solo il suono del mio passo.
e intanto il sole tra la nebbia filtra già
il giorno come sempre sarà..........

martedì 16 settembre 2008

Good bye Richard Wright...

15 settembre 2008
È morto Richard Wright, uno dei padri dei Pink Floyd

LONDRA - E' morto a 65 anni Richard Wright, uno dei fondatori - insieme a Roger Waters, Syd Barrett e Nick Mason- dello storico gruppo dei Pink Floyd. Il decesso del tastierista, che aveva un cancro, è stato annunciato dalla famiglia. Wright aveva incontrato Waters, Mason e
Barrett, che uscì dal gruppo dopo circa due anni ed è morto nel 2006, al college a Cambridge, dove erano tutti studenti. Fondarono prima un altro gruppo che si chiamava Sigma 6, successivamente diventato Pink Floyd.
LA SUA FIRMA - Wright è l'autore di alcune canzoni come The Great Gig In The Sky e Us And Them e On the Run nel disco del 1973 The Dark Side Of The Moon, che sono entrate nella storia del rock. Lasciò la band agli inizi degli anni '80 per dedicarsi all'attività di solista, per poi rientrare nel gruppo per partecipare al nuovo cd A Momentary Lapse of Reason, all'indomani della dolorosa separazione, nel 1985, tra Roger Waters e il resto del gruppo, capitanato da David Gilmour, il virtuoso chitarrista subentrato nel 1968 a Syd Barrett. Wright ha dato anche un contributo importante alla nascita dell'ultimo grande album dei Pink Floyd, The Division Bell.
PADRI DELLA MUSICA PSICHEDELICA - I Pink Floyd, impegnati in un primo periodo in una continua ricerca di sonorità psichedeliche e sperimentazioni elettroniche, sviluppate nel disco The Piper at the Gates of Dawn, uscito nel 1967, raggiunsero in seguito il successo mondiale grazie a canzoni come Wish You Were Here e Money, e con concept-album quali The Dark Side of the Moon e The Wall.
ARCHITETTO MANCATO - La lotta di Richard Wright contro la malattia è stata «breve», come ha comunicato la famiglia. Nato in una famiglia benestante nel quartiere di Hatch End a Londra, Wright frequenta da studente il London College of Music, dove ha il suo primo contatto con la musica. Abbandona però le lezioni di pianoforte dopo appena due settimane per iscriversi alla facoltà di architettura al politecnico di Regent Street. Qui conosce Roger Waters e Nick Mason, ma ben presto abbandona gli studi per seguire la sua passione per la musica. Nel 1965 i tre, insieme a Syd Barrett, fondano i Pink Floyd. Dopo l'uscita di Syd Barrett, Wright diventa il compositore melodico del gruppo. La somiglianza della sua voce con quella del chitarrista subentrato a Barrett, David Gilmour, viene sfruttata per creare in alcune canzoni effetti sonori entrati nella storia della musica.
L'ESILIO - Wright, che ha contribuito in modo decisivo all'elaborazione di celebri brani dei Pink Floyd, come A Saucerful of Secrets, Echoes, e Shine on You Crazy Diamond, fu di fatto esiliato da Waters durante la registrazione del mitico doppio The Wall (divenuto un film sotto la regia di Alan Parker). A convincere alla cacciata il padre-padrone del gruppo erano stati i problemi personali di Wright, il divorzio e, probabilmente, un eccessivo uso di cocaina (peraltro sempre smentito dall'interessato). Wright continuò a suonare nelle tournée del 1980 e 1981, ma solo come musicista stipendiato. L'album successivo, The Final Cut (1983), è l'unico a cui Rick Wright, ormai definitivamente allontanato dal gruppo, non contribuisce. Nonostante questo, lui e il batterista Nick Mason sono i soli componenti del gruppo ad aver suonato in ogni concerto dei Pink Floyd, posto che The Final Cut non ebbe alcun tour promozionale.
IL RITORNO - Wright fu richiamato da Gilmour per dare una mano durante le session conclusive di A momentary lapse of reason (1987) per venir reintegrato a pieno titolo come membro del gruppo con l'album Delicate Sound of Thunder (1988). Nell'album successivo, Division Bell (1994), scrisse cinque canzoni e cantò Wearing the Inside Out, certificando la sua personale rinascita artistica. Da un punto di vista strumentale i Pink Floyd devono a Richard Wright la costruzione del «muro sonoro» sul quale si stagliavano gli epici assoli di Gilmour.

lunedì 15 settembre 2008

A TIME FOR EVERYTHING

Il Libro di Qoelet

To every thing there is a season, and a time to every purpose under the heaven:
A time to be born, and a time to die;
a time to plant, and a time to pluck up which is planted;
A time to kill, and a time to heal;
a time to break down, and a time to build up;
A time to weep, and a time to laugh;
a time to mourn, and a time to dance;
A time to cast away stones and a time to gather stones together;
a time to embrace, and a time to refrain from embracing;
A time to get, and a time to lose;
a time to keep, and a time to cast away;
A time to rend, and a time to sew;
a time to keep silence, and a time to speak;
A time to love, and a time to hate;
a time of war, and a time of peace.

Per ogni cosa c' è la sua stagione c' è un tempo per ogni situazione sotto il cielo:
un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato,
un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire,
un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per far cordoglio e un tempo per danzare,
un tempo per gettare via pietre e un tempo per raccogliere pietre,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci,
un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttare via,
un tempo per strappare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare,
un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace

University....

A.A. 2007/2008....è già passato più di un anno da quando scrissi questo post... ma le sue parole sono ancora attuali....
E' stato un anno particolare, intenso e generatore. Un anno anche faticoso, costellato di piccoli e grandi rinunce. Un anno che ha segnato un cambiamento importante, radicale sarebbe meglio definirlo, che ha fatto emergere un confine tra il prima e il dopo, che ha però generato una grande pienezza interiore.Ed è stata la scelta, la decisione, sofferta e triturata dentro, di seguire, finalmente, la spinta che non poteva più stare rinchiusa... forse esite davvero il DAIMON che ci guida e ci tortura interiormente, sinchè non decidiamo di dargli ascolto.....Fatica, sofferenza e talvolta crisi, nello stare in equilibrio dentro ad un nuovo mondo che ha comportato la rinuncia ad una carriera bene avviata e ad una sicurezza economica che non poteva però fare più parte del mio percorso di vita.Ma i giorni di quest'anno sono stati costellati, in gran parte, dalla consapevolezza che tale fatica, tale sofferenza, tale abbandono delle antiche sicurezze erano necessari momenti da vivere e talvolta patire, nel cammino che ho iniziato a percorrere.Ed è proprio grazie alle rinunce che ho dovuto operare che ancor di più ho imparato a rivolgermi all'essenziale, a quel poco di materiale che in realtà è necessario per vivere, ma del quale ci siamo tutti scordati, affascinati e spesso inconsapevolmente coinvolti nella giostra dell'inutile e del superfluo.Ho imparato che per me è davvero poco ciò che è realmente necessario (di cui non si può fare a meno), dal punto di vista materiale ed economico, il resto, tutto il resto, è qualcosa di più, a cui si può benissimo rinunciare. Ho imparato molto anche su di me e sulle mie capacità di attraversare le contrarietà e di superare gli ostacoli.Sono riconoscente, perchè posso comunque dire di aver ricevuto moltissimo, in termini di esperienza, di conoscenza, di emozioni, di passione, di desiderio di fare e di apprendere.E questi sono gli aspetti della vita che più hanno per me valore.Posso ora dire, quando quest'anno accademico sta per concludersi, che davvero ne è valsa la pena e che ancora ne vale la pena per i prossimi anni a venire, sinchè non si arriverà alla laurea ed anche in seguito.La conoscenza arriva tramite l'amore e la passione e tutti coloro che mi sono stati maestri e mentori in questo anno mi hanno infuso amore e passione e per questo sarò sempre loro grata.Sono stata privilegiata ad incontrarli nel mio cammino e mi auguro che altri possano accogliere in se stessi tutto ciò che io sono riuscita a raccogliere da loro.L'essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che col cuore.Ed uno dei miei amati mentori insegna che 'il cuore si deve aprire.. come un occhio interiore'

Al mio amato mentore

And we have just to exist, but simply, but persistently
like the earth according to the seasons
clear and dark and all confined in the space
just demanding to lay nowhere else but
in the reticulum of the influences and forces
where the stars feel confident


R. M. RILKE

sabato 13 settembre 2008

Si inizia....

Questo è il mio nuovo blog.... presto vi trasferirò tutto il materiale già accumulato...si ricomincia in un altro luogo...

FERITE


La grande sfera di fuoco rapidamente spegne i suoi bagliori, tuffandosi nell’immensa distesa d’acqua.
E mentre il cielo si confonde con il lago, in un dilagare di tinte rosse purpuree, alle spalle si possono udire le voci chiassose dei bambini, seduti ai tavoli per consumare il pasto serale.
La terra conserva in sé ancora il calore del sole africano, che per l’intera giornata l’ ha avvolta, come in un abbraccio di fuoco.
La sera si trasforma in notte, in maniera quasi impercettibile ma allo stesso tempo inarrestabile.
Notte buia, dal cielo nero, priva di luci umane; ma lassù, se solo si alza lo sguardo, si scorgono migliaia di stelle e pianeti, come diamanti gettati a manciate nel cielo.
In questo buio, senza rumori umani, nel silenzio, interrotto a tratti dal verso di uccelli notturni e animali, loro, i bambini, adesso stanno dormendo.
Bambini.
Neri proprio come questa notte.
Feriti, caduti nell’ombra.
In questa parte dell’Africa, sulle rive del lago Vittoria, spesso, troppo spesso, la morte arriva con un nome ben preciso: AIDS.
Vite, a migliaia, spezzate, cancellate, da una morte invisibile, diffusa attraverso quella linfa la cui funzione dovrebbe essere quella di far circolare la vita, ma che in questo luogo porta dentro di sé l’annientamento.
Essi hanno perso i genitori in tenerissima età e, prima di giungere al centro, molti di loro hanno lottato tra la vita e la morte in un letto d'ospedale, sono stati trasferiti da un parente all'altro, da una capanna all'altra, da una strada polverosa all'altra.
Spesso sono stati trascurati, non hanno ricevuto cure, cibo, attenzioni, medicine, amore.
Hanno sofferto nel corpo e nell’anima; il loro corpo e la loro vita sono stati feriti in modo profondo ed irreversibile.
Eppure..dentro di loro quella luce, che si chiama speranza, non si è ancora spenta..essa illumina i loro sguardi verso il futuro...

Fine agosto 2008....rientro in Italia


Viaggio, voli , tutto è andato per il meglio… solo un po’ di stanchezza residua: dormire in aereo in economy class non è mai confortevole…ma, almeno, nessuna turbolenza… abbiamo volato in un cielo sereno e stellato… Ma, del resto, come si può pretendere il confort, dopo aver visto in quali condizioni vivono migliaia di persone in Kenya…la coscienza si ribella…
E rieccoci qui, già sulla scrivania, in mezzo ai libri, per prepararsi al prossimo esame.
Ma…nella mente, negli occhi, ci sono ancora le strade polverose di Karungu e quelle caotiche di Nairobi, ci sono ancora le fiumane di persone che camminano, nel giorno e nella notte, dei giovani e dei bambini che tentano di venderti qualcosa, mentre sei fermo in coda, intrappolato nel traffico della capitale, ci sono le mandrie di mucche, che bloccano il tuo incedere sulla strada, le pecore, le capre….le donne che portano pesi sulla testa, vecchi che camminano a fatica, appoggiandosi a bastoni di legno, i bambini polverosi sulle strade, gli impiegati, in abiti doppiopetto con camicia e cravatta in tinta, nelle vie del centro di Nairobi… gli autobus, stracolmi di gente ad ogni ora del giorno e della notte, i matatu, piccoli van sovraccarichi, che scorrazzano per le strade a velocità incredibili…
Ci sono ancora gli odori di cibo, quelli delle persone, quello dei fiori, persino il profumo della mia crema per il corpo, che mi ricorda, dopo ogni doccia, le sere passate a Karungu….
E poi i bimbi e i ragazzi ormai più grandi del Dala Kiye, i giochi, gli scherzi, i discorsi importanti fatti con loro, i compiti di scuola fatti insieme, momenti d'allegria, la festa di commiato...l'amore profondo che porto per loro...
E’ ancora tutto qui, dentro di me, mentre io sono qui, a circa 6 mila chilometri di distanza…
E, soprattutto, la voglia, o forse il bisogno, la necessità di tornarci.
Più di altro, è proprio la voglia di andare e stare e fare, per un tempo molto più lungo.
Sempre di più capisco che il mio luogo d’elezione è l’Africa, nonostante tutte le sue contraddizioni, il suo dolore, le sue assurdità

KARUNGU - KENYA - ST.CAMILLUS DALA KIYE

Vivere l’esperienza di Karungu, del Dala Kiye, assume un significato diverso per ciascuno tra coloro che l’hanno vissuta.
Ed io vorrei rendervi partecipi del mio vissuto, della mia esperienza che è del tutto intima e personale ma nella quale, qualcuno che ha avuto il privilegio di soggiornare in quel luogo e condividere dei momenti con i bambini, forse potrà riconoscersi in alcuni tratti.
L’Africa in me nasce come ‘sogno’ e sin dalla tenera età ho sempre detto che avrei voluto diventare missionaria laica in Africa.
Ma si sa che troppo spesso tendiamo ad accantonare i nostri sogni e per comodità ci lasciamo condizionare dalle presunte certezze di una vita che non contempla il coraggio di seguire sino in fondo le proprie profonde aspirazioni. Almeno sinchè non accade qualcosa che ti riporta a credere di nuovo al tuo sogno.
Ed allora ti rendi conto che la realizzazione di un sogno porta in sé la sua eterna non compiutezza: esso si inserisce in un processo che non si esaurisce, ma ti spalanca verso nuove possibilità, obiettivi più ampi e profondi, facendo in modo che il sogno non venga mai portato del tutto a compimento ma si trasformi ogni volta in qualcosa di ulteriore da realizzare.
Più che dei loro sorrisi e della loro straordinaria bellezza, che chiunque vi si è accostato è in grado di percepire, vorrei dirvi di quanto essi possano essere dei grandi mentori, insegnanti per noi: hanno dentro sè una forza d'animo ed una maturità che per noi qui è inimmaginabile e irraggiungibile. Essi hanno perso i genitori in tenerissima età e, prima di giungere al centro, molti di loro hanno lottato tra la vita e la morte in un letto d'ospedale, sono stati sballottati da un parente all'altro, da una capanna all'altra, da una strada polverosa all'altra. Spesso sono stati trascurati, non hanno ricevuto cure, cibo, attenzioni, medicine, amore.....hanno sofferto nel corpo e nello spirito, hanno la piena consapevolezza di essere sieropositivi.......eppure.... mai ho potuto incontrare bambini cosi’ maturi e consapevoli, con tanta voglia di vivere, bambini ricchi d'amore che ti insegnano ogni giorno una grande lezione di vita.
Karungu, il Dala Kiye è per me luogo ove è possibile ‘porsi al servizio’ degli altri come atteggiamento di fondo, in modo pieno e totale, che permette di vivere un messaggio di fede che trasforma le parole in fatti concreti. Senza la pretesa di esserne fedele interprete ma nell’umile tentativo di essere strumento d’amore che riesce a trasformare la realtà. Trasformando il profondo sentimento d’amore nei loro confronti in azioni e comportamenti che siano volti al loro bene.
L’essere ‘prossimo’ a loro, anche nel significato di prossimità, vicinanza, per riuscire a coglierne gli aspetti meno evidenti, più reconditi.
Imparare a riconoscerli per nome e considerarli entità uniche, distinte, con una propria individualità, non solo come facenti parte del gruppo dei children, esattamente come fanno loro, riconoscendoti subito e chiamandoti con il tuo nome.
Costruire, giorno per giorno, un rapporto fatto di vera fiducia che è tutt’altro che scontata. Essa deve infatti esser conquistata a piccoli passi perché i bambini si aspettano che tu non gli menta, essi si creano delle aspettative nei tuoi confronti e tu sei chiamato a non deluderle. La sofferenza e le perdite che hanno già ampiamente sperimentato nella loro vita li portano a misurare l’altro, a prendere inizialmente delle distanze per poter verificare se è davvero degno di fiducia, se è veramente attento alle loro esigenze, se mosso da genuino interesse e amore nei loro confronti. E noi gli dobbiamo rispetto.
Ma se le prove vengono superate, si può davvero creare un clima di profondo affetto, di fiducia reciproca, di complicità, di intimità quasi familiare. Ed è grazie a questa intimità che si creano dei riti che consolidano sempre di più i rapporti.
Il sedersi con loro a tavola per la cena diventa allora un momento di profonda intimità e condivisione, dove loro si sentono ascoltati, liberi di esprimere i pareri sulle attività svolte dutante la giornata, di esternare i loro bisogni, a volte di natura molto pratica, dove ci si lascia anche andare a farsi recipricamente degli scherzi, dove molti di loro ti offrono spontaneamente il cibo dal loro piatto o un pezzo del frutto che stanno mangiando.
È un segno di profonda accettazione nei tuoi confronti quando, offrendoti il loro cibo, ti dicono “Karibu, Monica”, sei la benvenuta qui. Riescono a percepirti come una di loro, grazie al fatto che ti sei seduta più volte in mezzo a loro, hai mangiato il loro stesso cibo e lo hai fatto usando le mani, come fanno loro, cercando così di abbattere qualsiasi barriera culturale e questi gesti che tu hai compiuto, questa attenzione che tu hai posto nei loro confronti è compresa e molto apprezzata.
Così accade ogni giorno quando svolgi con loro le attività creative che con cura hai organizzato per mesi da casa, quando si divertono con te a fare lavoretti con la carta, come le maschere, quando ti spiano di nascosto mentre organizzi la caccia al tesoro, che è una delle loro passioni, dopo il calcio.
Ma la maggior intimità la vivi quando ti chiedono di condividere con loro i momenti più importanti, quando ogni sera alle 7 si siedono attorno al tavolo nelle loro casette ed assumono con grande cura i loro antiretrovirali, quando ti chiedono di passare con loro la serata, leggendo favole o facendo altre attività e ti chiedono di sederti in mezzo a loro, per terra, durante la preghiera di gruppo, prima di andare a letto. Loro desiderano condividere con te tutti i momenti e tu ti senti onorata per questo.
E così anche il rito dell’ultimo giorno, prima della tua partenza per l’italia, assume un significato profondo e intimo.
L’ultima sera la si trascorre tutti insieme a mangiare, poi ci si trova in una delle casette ed insieme si canta, si balla, si leggono favole e poi, uno ad uno li accompagni nelle loro camerette e, con il bacio della buonanotte, dici : ci vediamo presto, torno appena possibile.
Grazie alla fiducia che loro ripongono in te, essi sanno che non è mai un addio, ma solo un arrivederci. Perché hanno imparato che dietro alle tue parole “I will come back as soon as I can” c’è davvero tutto il tuo impegno per tornare da loro il più presto possibile.
Lo sanno, perché ogni giorno glielo dimostri, con la tua presenza accanto a loro anche quando sei lontano, quando ricevono da te le fiabe da leggere la sera, i tuoi messaggi, le tue lettere, dove gli racconti un po’ della vita che si vive in Italia, dove cerchi con impegno le parole giuste perché non si crei una dipendenza tra voi ma solo un grande affetto, che si rinnova ad ogni incontro, ed imparino ad apprezzare quanto ricevono vivendo al Dala Kiye .
La consapevolezza di essere amati anche da chi è lontano riesce ad infondere in loro una grande gioia e serenità. Oltre al ‘miracolo’ della trasformazione fisica, che si può vedere in loro a pochi mesi dall’arrivo al Dala Kiye, in seguito alle cure mediche, agli antiretrovirali che assumono regolarmente, all’alta qualità del cibo con cui possono nutrirsi, all’ambiente sano e protetto, alle attenzioni che ricevono, è la certezza di essere veramente amati che contribuisce al loro benessere.
Anche il momento dei saluti, degli abbracci, delle strette di mano, delle lacrime è condiviso da tutti intimamente e con grande affetto. Loro sanno che anche tu, come loro, stai soffrendo per la partenza, ma sanno che sapranno aspettare il prossimo tuo ritorno, proprio come devi fare tu, giorno dopo giorno.

A loro tutto il mio amore, la mia gratitudine ed il mio impegno...... per dare un senso, o meglio, il vero senso.

Ai children del Dala Kyie


Vorrei solo che li vedeste,
che vi specchiaste nel loro sorriso…
Vorrei solo che li osservaste,
quando giocano con quel poco che hanno,
inventandone usi fantasiosi
e si divertono felici
rincorrendo un pallone,
anche se a volte un po' sgonfio…
Vorrei solo che vi sedeste in mezzo a loro, per terra
e ve li ritrovaste intorno a giocare con voi…
Vorrei solo che sentiste la loro mano cercare la vostra,
quando hanno voglia di fare un pezzetto di strada insieme a voi
e la loro testa sulle vostre ginocchia
quando sono in vena di coccole….
Vorrei solo che parlaste con loro
per potervi render conto
della forza, del coraggio, della maturità e della speranza
che sta dentro di loro, nonostante la perdita….
Vorrei solo che provaste, almeno per un attimo,
l'Amore che essi sanno far sbocciare nel cuore
quando li guardate negli occhi, così neri e profondi
e sentite le loro risate cristalline….
Vorrei solo che riceveste, almeno una volta,
il grande dono che questi bambini portano con sé
Perché il raccontarlo non è sufficiente per essere compreso
Lo si deve vivere, sulla propria pelle e nel profondo del cuore….